STORIA

01 · Storia

Una storia in levare

1976

Cinque anni, e un solfeggio detestato

Comincio a studiare pianoforte a cinque anni. Non mi piaceva, detestavo il solfeggio: volevo stare fuori a tirare calci a un pallone con gli amici. Poi, a dispetto di tutto, suonare cominciò a piacermi. E mi piacque così tanto che non riuscii più a separarmene.

1988

Il primo live, a Oxford

La prima volta dal vivo, durante una vacanza studio in Inghilterra, al Cowley Center di Oxford. Una tastieraccia senza nemmeno il pedale, una cinquantina di studenti davanti, nessuna prova, suonato in modo davvero pessimo. Eppure a me sembrava il paradiso: capii che era quello che volevo fare nella vita.

1991

Kubla Khan al PalaTrussardi

Con i Kubla Khan (Fabio Invernizzi, Alessandro Vignati, Fabio Ammendolea, Giulio Santoni) arriviamo alla finale del Logos Party, al PalaTrussardi di Milano. Davanti a cinquemila persone suoniamo “Little Wing” di Jimi Hendrix nella versione di Sting e l'intro di “Angry Young Man” di Billy Joel. Vinciamo come migliore band giovanile di Milano. Quella sera mi sono sentito davvero figo.

I Kubla Khan al PalaTrussardi, 1991
I Kubla Khan al PalaTrussardi, 1991
1992

Tequila Sunrise, anni di blues

Poi i Tequila Sunrise (con Fabrizio Cedrati, Luca Grilli, Walter Mancini e Steve Angarthal), del gran blues per anni, imparando moltissimo. Performance sempre di alto livello, peccato per le location e i compensi: la triste realtà di ogni musicista amatoriale.

I Tequila Sunrise in studio
In studio
I Tequila Sunrise nel 1992
Tequila Sunrise, 1992
poi

Manicalarga, funk e punk-rock

Con i Manicalarga (Marco Masini, Nicola Tino e Carlo Ferrara) esploro il funky e il punk-rock. Ancora alto livello tecnico e bassa resa economica, praticamente un must nella mia carriera.

1996

“San Gregorio ed altri eroi”

Finalmente l'occasione: grazie alle amicizie di mio padre entro allo Studio L'Isola e incido il mio primo, e unico, album. Con me alcuni amici musicisti (Fabio Invernizzi, Steve Angarthal, Fabio Ammendolea, Carlo Ferrara), il tutto sotto la sapiente regia del mio compianto papà. Nello stesso periodo immagino anche “The Rivan Codex”.

oggi

Il piano man, senza rete

Anni di piano bar a Milano e nell'hinterland, con abnegazione e sprezzo del pericolo, ripagati soprattutto dalla passione. Ho metabolizzato che la musica non sarà mai il mio lavoro, e proprio per questo posso affrontare la critica senza timore. Ogni volta che riascolto un mio brano c'è sempre qualcosa che toglierei, aggiungerei o modificherei: la tensione di chi non si sente mai arrivato.